Piede a terra


“Act like you want to act
Be what you want to be
Find out who you really are
And don’t pay any attention to me
It’s not funny anymore
It’s not funny anymore
It’s not funny anymore
It’s not funny anymore”

It’s not funny anymore – Hüsker Dü




Sono giorni che penso a questo momento. Sto monitorando costantemente tutti i siti di previsioni meteo, con la speranza di trovare una risposta sicura. Risposta che nessuno potrà darmi. Nè oggi nè mai. Penso e ripenso a quello che potrei trovarmi davanti. Il freddo, la pioggia, forse anche la neve ad un certo punto. Controllo le comunicazioni dell’organizzazione, sento il parere dei compagni iscritti come me. Qualcuno dubita, qualcuno no. Io dubito, dubito da quando ho visto quello screenshot sul telefono, quasi una settimana fa. Quella nuvoletta e quel cristallo di neve. Previsione per una domenica di maggio. Continuo a ripetermi che è maggio, che non dovrebbe fare così freddo. Ma non sono io a poter decidere delle condizioni in cui correre, è evidente. Alla fine – a pensarci bene – è una decisione da poco, non sono un professionista, non ho una carriera da difendere, la mia vita non si basa sulla mia capacità di andare forte in bicicletta. Però è difficile, molto più difficile di quanto sia disposto ad ammettere. In questi giorni ho spostato continuamente in avanti il momento in cui prendere una decisione definitiva, mi lasciavo una possibilità, uno spiraglio. Il monitoraggio, non portava alcun conforto, anzi, portava solo peggioramenti. Eppure non riesco a decidermi, ancora no. Ho già provato a stare sotto la pioggia per ora. Qualche mese fa, alla Vigorelli-Ghisallo. Le previsioni davano pioggia, ed è stata pioggia per ogni singolo minuto che sono stato in bicicletta. Sono scivolato su un sovrappasso e sono rimasto in piedi per miracolo, sono arrivato in mezzo a una rotonda senza freni sotto il diluvio, ho avuto freddo e ho sofferto. Ma avevo sempre avuto la sensazione di fare la cosa giusta. In questi giorni invece, il senso mi sfuggiva, non sono mai riuscito davvero a metterlo a fuoco. Nella mia testa, sempre più spesso, la domanda è stata: perchè andare? Già, perchè andare? Il percorso è molto bello, lo so per certo perchè buona parte l’ho fatto non più tardi di 4 giorni fa. L’organizzazione è sempre stata perfetta, a detta di tutti. Il pacco gara ricco, con persino il roadmap adesivo da mettere sul tubo orizzontale. Probabilmente la miglior granfondo a cui si può partecipare. Ma mi manca qualcosa. Lo so, è tutto nella testa, andare o non andare, montare su quella sella oppure no. Valuto le motivazioni iniziali, perchè mi ero iscritto, perchè volevo andarci. Mi ero fatto un’idea precisa: abbattere il muro dei 120 km, tornare ancora sopra i 2000 m di dislivello, rifare una strada bellissima senza traffico, valutare il mio stato di forma. Nelle condizioni attuali, non ci sarebbe quasi nulla di tutto questo. Si ridurebbe tutto solo all’idea di arrivare in fondo senza danni, forse appena percorsi i primi metri. Controllo i siti, controllo i comunicati ufficiali, mi confronto con i compagni. Forse la mia decisione l’ho già presa, ma non ho ancora il coraggio di esplicitarla. Mi manca ancora qualcosa. Poi parlandone con gli altri, un appiglio. Qualcuno ha ventilato l’ipotesi di una versione ridotta, molto ridotta. Una versione che ricalcherebbe il percorso fatto solo qualche giorno prima. Kilometro più, kilometro meno. In quel momento è come se sentissi un peso che si alleggerisce. Vengono a mancare tutte le motiviazioni iniziali, l’idea di arrivare in fondo in una situazione già ridimensionata in partenza non mi alletta, non mi stimola. Sento la tensione sciogliersi. Sento di aver deciso. Non parto. Rinuncio.
É solo in questo momento che apro il pacco gara. Trovo il pettorale, il numero, il braccialetto, il buono per il pasta party. Il roadmap adesivo invece non c’è. Si sarà perso, non sarà stato inserito nella borsa per qualche motivo, per errore. Forse è un segno, non devo andare.

Una buona ragione per stare in griglia, il prossimo anno.